Omnia vincit amor


Le scaglie d’argento del mare increspato,
il cinguettio delle rondini in primavera,
il tintinnio della pioggia sulle foglie in estate,
l’odore dell’erba appena tagliata,
il profumo di latte sulle labbra del neonato.
Il buio oltre i tuoi occhi chiusi,
il retrogusto amaro del dolore perenne,
il primo battito dopo il nostro addio,
il primo respiro dopo l’ultimo bacio,
il primo raggio di sole
che scalda il cuore attonito.
Cercarti oltre il tempo e lo spazio
tra le stelle a danzare con gli angeli.

La vita spesso mette l’uomo di fronte a realtà inalienabili, come la morte di un congiunto, la fine di una relazione, la perdita di un lavoro, realtà non sempre facili da elaborare, perché inaspettate, e, anche quando prevedibili, mai facili da accogliere. Il dolore di una perdita è un dolore che non cessa: per quanto l’individuo possa negarlo, sfidarlo, combatterlo, lo ritroverà sempre lì, nelle profondità del suo essere, ad attendere la sua resa. Cosa fare dunque quando qualcosa di più grande e potente invade la nostra vita, ponendoci di fronte ai nostri limiti, alla nostra fragilità? C’è forse una risposta? La cosa più semplice, ma anche più difficile da mettere in pratica è restare, restare in compagnia del proprio dolore, tenerlo dentro fino a scoprire che anche la più grande ingiustizia e il più bieco sopruso possono nascondere un’opportunità, un nuovo modo di essere al mondo. Piegati, ma non spezzati, sentire la vita che rinasce…nel primo battito dopo l’ultimo addio.

Tra cielo e terra, l’alba di un nuovo giorno

Il buio voleva vedere il suo volto così chiese al sole di fargli un ritratto. Il sole lo accontentò e disegnò una lunga linea bianca. “Ma cos’è questa!?” disse il buio, “io vedo solo una linea”, “è quello che vedo” soggiunse il sole. Il buio rimase deluso così il sole gli suggerì “aspetta la sera e quando vedrai la luna chiedile di farti un ritratto”. Così il buio aspettò la sera e quando vide la luna le chiese un ritratto: “Ora sono a tre quarti”, rispose la luna, “torna quando sarò luna piena e potrò vederti meglio”. Così la prima notte di luna piena la luna fece il suo bel ritratto. Il buio curioso si affrettò a guardare il disegno e con grande sorpresa vide solo delle immagini scure. Rimase interdetto, ma gli venne un’idea: sovrappose i due ritratti e si delineò l’orizzonte.

L’uomo non può vedere il suo volto, ma solo la sua immagine riflessa. Quanto è importante una relazione autentica attraverso la quale l’uomo possa acquisire la consapevolezza di sé. Nel volto dell’altro impariamo, a riconoscere le nostre emozioni e a riscrivere un linguaggio comune in un mondo in cui prevalgono le relazioni virtuali, in cui è assente il linguaggio non verbale come strumento di relazione, l’individuo rischia di perdere il contatto con la sua interiorità e di identificarsi con l’immagine di sé, rinunciando a sperimentare sua interiorità.

La formazione professionale: un percorso in itinere

Antonella de Salvia – Psicologa clinica

Via Saverio Pollice, 3

71121 Foggia

Cell. 3927135449

Nel 1994 ho conseguito il titolo di Grafologa presso la Scuola Diretta a Fini Speciali di Studi Grafologici di Urbino “G. Moretti” con il conferimento della lode, successivamente ho acquisito il Diploma universitario (equiparato a Laurea breve nel 2012) come Consulente Grafologa presso l’Università di Urbino “Carlo Bo” con il conferimento delle lode. Dal 1996 opero presso il Tribunale civile e penale e la Procura della Repubblica di Foggia come consulente/perito d’ufficio o di parte. Nel 2012 ho conseguito il titolo magistrale in psicologia presso l’università “Guglielmo Marconi” di Roma con il conferimento della lode e attualmente sono specializzanda presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia psicodinamica “Il Ruolo Terapeutico” di Foggia. Ho conseguito un Master in Pedagogia giuridica, Forense e Penitenziaria presso l’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare di Roma.