Coscienza e inconscio

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Da dove nasce la coscienza? Si pò affermare che nasca dall’inconscio come il bambino dal grembo materno?

Eros e Thanatos fra psicoanalisi e grafologia – Il Ruolo Terapeutico di Foggia

https://www.ilruoloterapeutico.fg.it/2024/05/29/eros-e-thanatos-fra-psicoanalisi-e-grafologia/

Il desiderio e la sua espressione grafica – Il Ruolo Terapeutico Foggia

Il desiderio e la sua espressione grafica – Il Ruolo Terapeutico Foggia
— Leggi su www.ilruoloterapeutico.fg.it/2024/04/26/il-desiderio-e-la-sua-espressione-grafica/

La grafologia nella stanza d’analisi – Il Ruolo Terapeutico Foggia

La grafologia nella stanza d’analisi – Il Ruolo Terapeutico Foggia
— Leggi su www.ilruoloterapeutico.fg.it/2024/03/29/la-grafologia-nella-stanza-danalisi/

La ferita dei non amati

la verità è che tutti portiamo delle cicatrici e nel cuore riconosciamo segretamente che la nostra vita è una sinfonia di note meravigliose e dolorose insieme” (P. Schellembaum)

Fette di luce invernale fendono il vetro umido

e tagliano la stanza in intervalli sempre più ampi e distanti.

Granelli di polvere aleggiano sospesi in sezioni ben visibili

senza mai posarsi.

Lande calde e silenti sfiorano le pareti nude

e cadono in brune cavità per riemergere repentine

e riprendere a danzare in un gioco di chiaroscuri.

Vivida e veloce percorre la stanza la fredda stagione

che blanda si congeda.

Coscienza e genitorialita’

La coscienza frutto di un atto d’amore

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La coscienza nasce con l’individuo grazie alla presenza amorevole delle figure significative. Il genitore sufficientemente buono non si sovrappone ai bisogni del neonato, ma è in grado di ascoltarli e assecondarli facendosi primo interprete della conoscenza di sé. Si può dunque affermare che la coscienza è la naturale conseguenza di un atto d’amore dei genitori i quali antepongono i bisogni del neonato ai propri.

La nostra paura più profonda: Marianne Williamson

La nostra paura più profonda
non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda
è di essere potenti oltre ogni limite.
È la nostra luce, non la nostra ombra,
a spaventarci di più.
Ci domandiamo: chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso?
In realtà chi sei tu per NON esserlo?
Siamo figli di Dio.
Il nostro giocare in piccolo
non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato
nello sminuire se stessi cosicché gli altri
non si sentano insicuri intorno. Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta
la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi:
in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce
di risplendere, inconsapevolmente diamo
agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure,
la nostra presenza
automaticamente libera gli altri.

Di fronte alla bruttezza mi chiedo spesso perché la preferiamo alla bellezza, perché scegliamo il male quando potremmo essere il bene, perché scegliamo di abbrutirci quando potremmo migliorarci, perché preferiamo sminuirci invece di incoraggiarci. Forse ha ragione Marianne Williamson, abbiamo paura di risplendere per rendere più sicuri gli altri intorno a noi. Ma quale il prezzo di questa scelta, renderci fango quando siamo fatti per il cielo! Poi mi sono detta: magari è solo ignoranza, non sappiamo veramente il nostro valore perché nessuno ci ha aiutato a vederlo, sì perché la pietra grezza va scolpita per diventare opera d’arte. Non resta che sollevare lo sguardo dalla punta dei nostri piedi e fare il primo passo, traballante, incerto ma prezioso perché è il passo che ha vinto la paura.

Tramonto

L’uomo ignaro
calpesta la terra
mentre
il vento di primavera
indifferente e leggero
ne sfiora la superficie.
Il caldo esala dal fondo carmineo
l’acqua scorre veloce e leggiadra
i fiori sventolano i loro petali.
È tutto quello di cui ho bisogno
prima che il giorno chiuda i suoi occhi.

Arriva il momento in cui dobbiamo lasciare andare e quello è il giorno in cui l’unica strada che possiamo percorrere e quella che non ancora abbiamo percorso.

Il silenzio

“Solo gli inquieti sanno com’è difficile sopravvivere alla tempesta e non poter vivere senza.” (Bronte)

Sulle acque limpide una leggera brezza.

Un po’ di nebbia all’orizzonte.

Il cielo azzurro.

L’aria tersa.

Un cuore inquieto scalpita,

freme, si accosta

e si arresta.

L’inquietudine è quel campanello che ci informa che qualcosa sta cambiando fuori o dentro di noi e può esprimere il desiderio di inseguire una meta, di realizzare un sogno come può farci sentire frustrati e insoddisfatti del nostro presente, di quello che siamo e di quello che ci circonda. Così quel sentire diviene malessere e si traduce in ansia, rabbia, tristezza o euforia e irrequietezza. Il silenzio è un passaggio necessario per interrogare noi stessi, pur se dinanzi al silenzio l’inquietudine diviene quasi tangibile poiché rivela il vuoto e l’abisso da cui l’uomo si sente risucchiare. Essere in una relazione autentica, in quel luogo sicuro dove possiamo essere noi stessi senza essere giudicati, aiuta a fronteggiare la paura dell’ignoto, di quel silenzio e quel vuoto che ci spaventa ma dal quale abbiamo la possibilità di rinascere.

Perdersi


Rispecchiarsi in acque torbide.
Stringere mani che non hanno più presa.
Seguire le impronte di piedi stagnanti.
Il sole ancora splende!
Il cielo è limpido,
L’aria è tersa,
Vorrei essere vento,
Per smuovere le ceneri.
Fino all’ora del tramonto,
Ancora potrei.

Ritrovarsi nello sguardo della persona che si ama ci fa sentire vivi, felici. Ma quando la persona amata è assorbita da quanto la fa soffrire, il suo volto diviene come acqua torbida, dove la nostra immagine è un riflesso sfocato. Eppure al di là di quello sguardo esiste un cielo terso e la luce di un nuovo giorno…che fino al far della sera abbiamo la possibilità di riscoprire… per ritrovare noi stessi e poterci ridonare.