
La nostra paura più profonda
non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda
è di essere potenti oltre ogni limite.
È la nostra luce, non la nostra ombra,
a spaventarci di più.
Ci domandiamo: chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso?
In realtà chi sei tu per NON esserlo?
Siamo figli di Dio.
Il nostro giocare in piccolo
non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato
nello sminuire se stessi cosicché gli altri
non si sentano insicuri intorno. Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta
la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi:
in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce
di risplendere, inconsapevolmente diamo
agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure,
la nostra presenza
automaticamente libera gli altri.
Di fronte alla bruttezza mi chiedo spesso perché la preferiamo alla bellezza, perché scegliamo il male quando potremmo essere il bene, perché scegliamo di abbrutirci quando potremmo migliorarci, perché preferiamo sminuirci invece di incoraggiarci. Forse ha ragione Marianne Williamson, abbiamo paura di risplendere per rendere più sicuri gli altri intorno a noi. Ma quale il prezzo di questa scelta, renderci fango quando siamo fatti per il cielo! Poi mi sono detta: magari è solo ignoranza, non sappiamo veramente il nostro valore perché nessuno ci ha aiutato a vederlo, sì perché la pietra grezza va scolpita per diventare opera d’arte. Non resta che sollevare lo sguardo dalla punta dei nostri piedi e fare il primo passo, traballante, incerto ma prezioso perché è il passo che ha vinto la paura.