“Solo gli inquieti sanno com’è difficile sopravvivere alla tempesta e non poter vivere senza.” (Bronte)

Sulle acque limpide una leggera brezza.
Un po’ di nebbia all’orizzonte.
Il cielo azzurro.
L’aria tersa.
Un cuore inquieto scalpita,
freme, si accosta
e si arresta.
L’inquietudine è quel campanello che ci informa che qualcosa sta cambiando fuori o dentro di noi e può esprimere il desiderio di inseguire una meta, di realizzare un sogno come può farci sentire frustrati e insoddisfatti del nostro presente, di quello che siamo e di quello che ci circonda. Così quel sentire diviene malessere e si traduce in ansia, rabbia, tristezza o euforia e irrequietezza. Il silenzio è un passaggio necessario per interrogare noi stessi, pur se dinanzi al silenzio l’inquietudine diviene quasi tangibile poiché rivela il vuoto e l’abisso da cui l’uomo si sente risucchiare. Essere in una relazione autentica, in quel luogo sicuro dove possiamo essere noi stessi senza essere giudicati, aiuta a fronteggiare la paura dell’ignoto, di quel silenzio e quel vuoto che ci spaventa ma dal quale abbiamo la possibilità di rinascere.