
Le scaglie d’argento del mare increspato,
il cinguettio delle rondini in primavera,
il tintinnio della pioggia sulle foglie in estate,
l’odore dell’erba appena tagliata,
il profumo di latte sulle labbra del neonato.
Il buio oltre i tuoi occhi chiusi,
il retrogusto amaro del dolore perenne,
il primo battito dopo il nostro addio,
il primo respiro dopo l’ultimo bacio,
il primo raggio di sole
che scalda il cuore attonito.
Cercarti oltre il tempo e lo spazio
tra le stelle a danzare con gli angeli.
La vita spesso mette l’uomo di fronte a realtà inalienabili, come la morte di un congiunto, la fine di una relazione, la perdita di un lavoro, realtà non sempre facili da elaborare, perché inaspettate, e, anche quando prevedibili, mai facili da accogliere. Il dolore di una perdita è un dolore che non cessa: per quanto l’individuo possa negarlo, sfidarlo, combatterlo, lo ritroverà sempre lì, nelle profondità del suo essere, ad attendere la sua resa. Cosa fare dunque quando qualcosa di più grande e potente invade la nostra vita, ponendoci di fronte ai nostri limiti, alla nostra fragilità? C’è forse una risposta? La cosa più semplice, ma anche più difficile da mettere in pratica è restare, restare in compagnia del proprio dolore, tenerlo dentro fino a scoprire che anche la più grande ingiustizia e il più bieco sopruso possono nascondere un’opportunità, un nuovo modo di essere al mondo. Piegati, ma non spezzati, sentire la vita che rinasce…nel primo battito dopo l’ultimo addio.