Il buio voleva vedere il suo volto così chiese al sole di fargli un ritratto. Il sole lo accontentò e disegnò una lunga linea bianca. “Ma cos’è questa!?” disse il buio, “io vedo solo una linea”, “è quello che vedo” soggiunse il sole. Il buio rimase deluso così il sole gli suggerì “aspetta la sera e quando vedrai la luna chiedile di farti un ritratto”. Così il buio aspettò la sera e quando vide la luna le chiese un ritratto: “Ora sono a tre quarti”, rispose la luna, “torna quando sarò luna piena e potrò vederti meglio”. Così la prima notte di luna piena la luna fece il suo bel ritratto. Il buio curioso si affrettò a guardare il disegno e con grande sorpresa vide solo delle immagini scure. Rimase interdetto, ma gli venne un’idea: sovrappose i due ritratti e si delineò l’orizzonte.
L’uomo non può vedere il suo volto, ma solo la sua immagine riflessa. Quanto è importante una relazione autentica attraverso la quale l’uomo possa acquisire la consapevolezza di sé. Nel volto dell’altro impariamo, a riconoscere le nostre emozioni e a riscrivere un linguaggio comune in un mondo in cui prevalgono le relazioni virtuali, in cui è assente il linguaggio non verbale come strumento di relazione, l’individuo rischia di perdere il contatto con la sua interiorità e di identificarsi con l’immagine di sé, rinunciando a sperimentare sua interiorità.